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CENNI SULLA STORIA DELLA COOPERAZIONE | ATTUALITÀ | LEGGI DELLA COOPERAZIONE

 

L'AMBITO INTERNAZIONALE

La cooperazione è una storia assieme antica e moderna.

Antica come forma di solidarietà tra gli uomini e di auto-organizzazione.

Sembra che già nel 3000 a .C. esistessero a Babilonia delle società mutualistiche per affittanze collettive della terra e che nel 44 a.C. ad Ostia operassero delle forme associative tra muratori ed operai del porto.

Moderna se si fa riferimento alla cooperazione così come oggi la conosciamo.

Lo sviluppo delle forme associative viene intensificandosi nel Settecento, nel contesto storico e socio-economico della Rivoluzione Industriale. Con l'avvento del capitalismo, la cooperazione diviene una risposta alle condizioni di estremo disagio in cui tale processo di sviluppo e di innovazione tecnologica ha posto le classi meno abbienti, massicciamente impiegate come manodopera a basso costo. Milioni di individui, uomini, donne e bambini, vengono sfruttati come operai salariati, sottoposti a ritmi di lavoro disumani, in cambio di paghe da fame, ed esposti all'arbitrio degli industriali, anche per colpa di leggi che proibiscono ogni organizzazione sindacale. Questa situazione di sfruttamento spinge i lavoratori ad associarsi nelle varie forme mutualistiche, organizzazioni in cui le attività di carattere solidaristico (in particolare il sostegno ai membri momentaneamente disoccupati e l'assistenza alle famiglie più bisognose) si accompagnano ad attività di tipo sindacale e rivendicativo.

 

Terra d'origine dell'economia cooperativa è l' Inghilterra, dove la prima Rivoluzione Industriale aveva portato un profondo sconvolgimento nelle condizioni di vita dei ceti produttivi.

E' il 1844 quando, nella cittadina inglese di Rochdale , nei pressi di Manchester, nasce la prima cooperativa di consumo . Vent'otto tessitori, colpiti dalla spietata concorrenza della grande industria e minacciati dalla fame, danno vita, sotto la guida di Charles Howart, al primo spaccio cooperativo con il fine di "migliorare la situazione economica e sociale dei soci" .

I fondatori della storica cooperativa, ancora esistente, sono ricordati col nome di "Probi pionieri" (" Equitable pioneers "), ed hanno il merito di aver fissato nel loro statuto i principi fondamentali che tutt'oggi ispirano l'intero movimento cooperativo, come la condivisione tra i soci di valori ed interessi, la democrazia interna (basata sul principio di "una testa un voto"), la tolleranza religiosa, il diritto all'istruzione, la parità tra i sessi (a cominciare dal riconoscimento del diritto di proprietà anche per le donne, non contemplato dalle leggi dell'epoca) e la solidarietà. Hanno inoltre introdotto, nel mondo della cooperazione, l' idea riformista di "fidelizzare" i soci attraverso il meccanismo della ripartizione degli utili . Tale criterio, detto "ristorno", consente di dare maggiore solidità e coesione alla cooperativa, poiché la sua gestione fa leva anche sull'interesse.

In Europa si vengono a creare ben presto tre modelli di esperienza cooperativa:

  • Quello Inglese dominato dalla cooperazione di consumo;
  • Quello Francese, che si caratterizza per il primato della cooperazione operaia di produzione. In Francia, paese meno industrializzato e con un'elevata disoccupazione, le prime cooperative cercano proprio una risposta a questo grave problema. Grazie agli incentivi concessi con i decreti legge del 1848 , vengono fondate molte cooperative, fra le quali l' Atelier social di Cliché , creato da un gruppo di operai parigini per produrre indumenti per la guardia nazionale, sul principio di un salario uguale per tutti e di guadagni equamente distribuiti.
  • Quello Tedesco, a cui spetta il primato nella fondazione degli istituti di credito cooperativi. Questo paese si caratterizza per un'economia incentrata ancora su un settore agricolo poco innovativo e dominato dalla piccola e media proprietà contadina. A partire dal 1840 vengono fondate sia le prime Banche Popolari che le prime Casse Rurali, le quali contribuiscono non solo a risollevare i ceti contadini dalle loro misere condizioni economiche ma anche a modernizzare il piccolo commercio e l'artigianato urbano, sottraendo queste categorie alla pressione degli usurai.
  • La patria della cooperazione agricola, invece, è la Danimarca , dove vengono fondati, a partire dal 1880, caseifici cooperativi, poi macelli e salumifici, che egemonizzano ben presto il settore per la loro rispondenza ai bisogni dell'epoca.

Le cooperative di consumo nascono quando un certo numero di consumatori si unisce per acquistare in comune i prodotti per le proprie necessità.

Le cooperative di produzione e lavoro , invece, impiegano l'attività lavorativa dei propri soci per la realizzazione di beni da cedere a terzi sul mercato. L'obiettivo principale consiste nel procurare lavoro ai propri soci attraverso la produzione di beni e servizi.

 

L'ITALIA

L'Italia non si presenta in ritardo all'appuntamento con la fondazione delle cooperative.

Pochi anni dopo che i primi modelli si erano affermati nei principali paesi europei, essi fanno la loro comparsa nel nostro paese.

La cooperazione in Italia non imbocca un percorso caratterizzato dall'egemonia di un particolare modello ma mostra capacità di radicamento in tutti i settori economici.

La classe operaia, che comincia a formarsi grazie al primo sviluppo industriale moderno, sperimenta con le Società del Mutuo Soccorso gli iniziali strumenti di garanzia della propria condizione di vita e del proprio futuro. Prima del 1850 esistono in Italia quarantotto Società di Mutuo Soccorso.

La prima cooperativa italiana di consumo è il "Magazzino di previdenza", sorto a Torino nel 1854 per iniziativa dell'Associazione Generale degli Operai, società di mutuo soccorso già operante in città da anni.

La prima cooperativa di produzione, invece, sorge nel 1856 ad Altare, presso Savona, col nome di "Associazione artistico-vetraria": le danno vita, su iniziativa del medico Giuseppe Cesio, ottantaquattro artigiani del vetro, il cui lavoro è messo a rischio dalla concorrenza dell'industria.

La cooperativa provvede a dotare i propri soci di una cassa pensioni e di una società di mutuo soccorso.

A Lodi nel 1864 sorge la prima Banca Popolare; occorre attendere circa vent'anni per vedere la nascita, nel 1883, della prima Cassa Rurale, a Loreggia, nel padovano.

L'anno dopo a Ravenna viene fondata la prima cooperativa agricola.

Nel 1886, a Milano, viene costituita dal Partito Comunista Italiano la Federazione Nazionale Cooperative (poi Lega delle Cooperative).

E nel 1919 nasce la Confederazione Cooperative Italiane , appoggiata dal Partito Popolare.

Alla fine dell'Ottocento, dopo l'uscita nel 1891 dell'enciclica di Leone XIII Rerum Novarum, che apre la cattolicità all'intervento nelle nuove realtà economico-sociali, sorge la cooperazione di ispirazione cattolica. Primo campo di applicazione è quello del credito, con il grande successo delle casse rurali di ispirazione cattolica, ma si adopera anche per le latterie e le cantine sociali, le affittanze collettive ed il consumo.

Nel primo quindicennio del XX secolo la cooperazione fiorisce assieme all'economia italiana: dalle quasi duemila cooperative del 1902 si passa alle oltre settemila del 1914, senza contare alcune migliaia di banche popolari e casse rurali, con circa due milioni di soci.

Tra il 1904 e il 1911, inoltre, vengono approvate leggi molto importanti che permettono la formazione di consorzi fra cooperative allo scopo di concorrere ad appalti di opere pubbliche.

Il fascismo prima, la seconda guerra mondiale poi, fanno sì che la cooperazione subisca un lungo periodo di "congelamento".

L'obiettivo immediato che il regime si dà, in fatto di politica cooperativa, è lo snaturamento del carattere popolar-proletario del movimento e la costituzione di un modello alternativo che sia interprete dei valori che sottendono al fascismo.

Per questo motivo, infatti, impone la chiusura di moltissime cooperative, devastandone spesso la sede e nel 1926 fonda l'Ente Nazionale Fascista della Cooperazione.

I principi ed i valori della cooperazione rimangono tuttavia vivi e, terminato il secondo conflitto mondiale, rinascono.

A partire dalla caduta del fascismo del 25 luglio 1943, le cooperative cominciano a riappropriarsi di quell'autonomia che per anni avevano visto limitata. Il periodo postbellico è caratterizzato da una fioritura di nuove imprese cooperative, specie nei settori della produzione e del consumo.

Nel 1945 vengono ricostituite sia la Confcooperative che la Legacoop, sciolte tra il 1925 e il 1927, e il 12 Aprile 1948 vengono giuridicamente riconosciute, con un Decreto Ministeriale, come "Associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza, tutela e revisione del movimento cooperativo".

A livello internazionale, risalgono a questo periodo la nascita dell' O.N.U. (1945) e la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (1948), che sono alcuni dei molti elementi alla base della cooperazione.

Nel 1952, la componente repubblicana e parte della socialdemocratica escono dalla Lega e formano l'Associazione Generale Cooperative Italiane (AGCI).

Nel 1975 dalla Confcooperative nasce l' Unione Nazionale Cooperative Italiane (UNCI), un nuovo movimento cooperativo organizzato che, sin dai suoi primordi, rivendica una piena autonomia politica e partitica , pur trovando fonte di ispirazione nella dottrina sociale della Chiesa Cattolica.

Sull'onda del progresso economico degli anni Cinquanta e Sessanta, la cooperazione gode di uno sviluppo dimensionale e qualitativo. In quasi tutti i settori si passa dal piccolo sodalizio artigianale del dopoguerra, caratterizzato dall'improvvisazione e dallo stato di necessità, ad aziende sensibilmente più moderne e strutturate. La cooperazione matura una cultura imprenditoriale e una consapevolezza delle proprie possibilità che la spingono a confrontarsi proficuamente con il mercato.

A partire dagli anni Settanta si apre un periodo di rinnovamento economico e produttivo anche per il mondo cooperativo. Il contesto economico diventa sempre più globalizzato e competitivo, e il mondo cooperativo si attrezza per rispondere a cambiamenti sempre più rapidi e profondi.

A causa di una crescita economica lenta e dall'andamento discontinuo, l'economia italiana di questi anni si trova a vivere la più lunga crisi del dopoguerra. Proprio in questo travagliato decennio il sistema delle imprese cooperativa riesce a proporsi come grande forza di progresso: capace di creare lavoro e nuovi servizi, di difendere produzione e capacità reale d'acquisto dei consumatori, di tutelare la qualità dei consumi e dell'ambiente.

Una svolta importante si ha verso la fine degli anni Ottanta, quando i mutamenti sociali che coinvolgono la società italiana (crescita rallentata della popolazione, progressivo invecchiamento della stessa, disoccupazione femminile.) fanno barcollare il sistema di welfare state, che non è in grado, con gli strumenti di cui dispone, di affrontare il nuovo contesto sociale. Emergono nuovi bisogni sociali, che l'organismo pubblico non riesce a soddisfare. E' in questa realtà che la cooperazione sociale si attiva al fianco dell'autorità pubblica e diventa una risorsa importante all'interno del sistema economico-sociale.

In questo modo la cooperazione, durante gli anni Settanta e Ottanta, è stata in grado di conseguire la maturità per svolgere nel Paese una funzione importante come strumento sociale, economico e produttivo, capace di aggregare diversi interessi di molte categorie, facendole partecipi della conquista di sbocchi occupazionali e produttivi nel loro interesse e in quello della crescita generale dell'intero Paese.

Gli anni Novanta sono caratterizzati da una forte crescita della cooperazione sociale. Lo Stato perde il ruolo di protagonista nel quadro delle politiche e delle azioni di sviluppo del welfare state e la cooperazione sociale diventa sempre più importante in questo contesto, poiché si trova impegnata a fornire servizi alla persona e opportunità di inserimento lavorativo, in modo più efficiente rispetto all' Ente Pubblico.

Viene approvata in questo periodo la Legge n° 381 del 1991, che riconosce e definisce ufficialmente l'esistenza ed il ruolo della cooperazione sociale.

In particolare, all'art. 1, definisce lo scopo delle cooperative sociali, che è quello di "perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini" , e sancisce la distinzione in cooperative di tipo A, che si occupano della "gestione di servizi socio-sanitari ed educativi", e cooperative di tipo B che svolgono "attività diverse - agricole, industriali, commerciali o di servizi - finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate".

Nel 1993 il Presidente del Consiglio Carlo Azelio Ciampi, nel corso dell' Assemblea con i dirigenti delle Centrali Cooperative, riconosce al movimento la capacità di produrre reddito ed occupazione.

Nel 1995 l'ONU proclama la Giornata della cooperazione: da quel momento, il primo sabato di luglio viene dedicato al "valore dell'azione cooperativa".

 
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